martedì 27 gennaio 2009

Giornata della memoria, dovere della coerenza.


Come ogni anno i media ci propinano la solita solfa sugli orrori perpetrati dai nazisti (che per l’occasione diventano “nazifascisti”) nel periodo hitleriano... Al di là di banali considerazioni circa i rischi di assuefazione o, al limite, di rigurgito da nausea che la ripetitività del rito comporta, al di là del perverso meccanismo che prevede che il debito contratto dell’Occidente nei confronti degli Israeliti venga fatto pagare dai Palestinesi, al di là quindi degli aspetti più squisitamente mediatici e politici della questione, ritengo giusto, ritengo mio dovere affrontare tale questione esponendo alcune considerazioni e cercando di seguire un percorso coerente seppur necessariamente sintetico.


LE LEGGI RAZZIALI E IL RAZZISMO “BIOLOGICO”

Cominciamo dal ricordare che in Italia la discriminazione razziale inizia ufficialmente nel settembre 1938... ci sono però delle premesse. Nel 1937, per porre un limite alla tendenza dei coloni italiani a “metter su” una seconda famiglia in terra d’Africa o all’acquisto di una concubina, viene emanato un decreto che vieta tali pratiche. Nell’agosto del 1938 compare il primo numero della rivista “Difesa della Razza” che pubblica (in realtà lo ri-pubblica in quanto il manifesto appare sul Giornale d’Italia nel luglio dello stesso anno) il “Manifesto degli scienziati razzisti”.

Detto manifesto, che tra i suoi firmatari annovera rappresentanti di rilievo del mondo accademico e scientifico (l’elenco, se vi interessa, lo potete trovare su Vikipedìa insieme a quello delle personalità che pubblicamente manifestarono la loro adesione), parte da considerazioni banali se non scontate (quali ad esempio l’esistenza delle diverse razze umane e la considerazione che tale differenza sia di tipo biologico e non culturale, religioso e storico) per poi giungere, in un crescendo sconcertante di asserzioni prive di fondamento e logica, a definire l’esistenza di una specifica “razza italiana” pressoché immutata dall’invasione Longobarda in poi. La gratuità delle conclusioni è tale che desta meraviglia, se si escludono alcuni articoli di ispirazione Marinettiana sulla rivista futurista “Artecrazia”, che nessun rappresentante dell’élite culturale del tempo abbia sentito il dovere o abbia avuto il coraggio di manifestare pubblicamente il proprio dissenso. Dai Diari di Galeazzo Ciano apprendiamo che, nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 5 ottobre 1938 solo Balbo, Federzoni e De Bono prenderanno le difese degli Ebrei italiani. In realtà pare (sempre secondo Ciano) che l’ispiratore - se non addirittura l’estensore - del manifesto sia lo stesso Capo del Governo, Benito Mussolini.

E qui ci troviamo davanti ad un primo punto interrogativo, ahimè senza risposta: negli anni precedenti né il Fascismo, né il Duce hanno mai manifestato alcun interesse nei confronti delle teorie razziste in auge in Germania. Anzi, nei famosi “Colloqui con Mussolini” pubblicati da Mondatori nel 1932 il giornalista Emil Ludwig, ebreo e tedesco, riporta come il Duce condanni senza riserve il razzismo biologico, definendolo esplicitamente “una stupidaggine” ed affermi che “l’antisemitismo non esiste in Italia”.

Nel 1929 in un discorso alla Camera lo stesso Mussolini afferma: “Questo carattere sacro di Roma noi lo rispettiamo. Ma è ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe. Gli ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano cinquantamila ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati”. E ancora a Bari nel 1934 il capo del Fascismo, con chiaro riferimento alle teorie antisemite in auge in Germania, afferma sprezzante: “Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltre Alpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto”.

Come si giustifica il voltafaccia del Duce? Come può lo stesso uomo che ha dato libera accoglienza in Italia agli Ebrei in fuga dalla Germania, arrivare ad imprimere al movimento Fascista una svolta razzista che al movimento mai è stata propria? (A tale proposito giova ricordare che tre dei Martiri Fascisti uccisi negli scontri tra il 1919 e il 1922 – Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi e Bruno Mondolfo – sono Israeliti, e che 230 Ebrei prenderanno parte alla Marcia su Roma. Nell'ottobre del 1922 gli Ebrei iscritti al partito fascista o a quello nazionalista, destinati a fondersi l’anno successivo, sono 746...Guido Jung, deputato fascista, viene nominato ministro delle Finanze dal 1932 al 1935. Maurizio Rava è nominato vicegovernatore della Libia, governatore della Somalia e generale della Milizia. Aldo Finzi – destinato a morire alle Ardeatine - diviene sottosegretario agli interni di Mussolini e membro del Gran Consiglio, mentre Dante Almansi ricopre addirittura la carica di vice capo della Polizia. Lo stesso Mussolini ha amici ebrei quali Angelica Balabanoff, Cesare e Margherita Sarfatti, quest’ultima per lungo tempo amante del Duce, condirettrice della rivista fascista "Gerarchia" e autrice della prima biografia di Mussolini, “Dux” la cui traduzione in tutte le lingue contribuisce a propagandare il fascismo nel mondo).

Ma il vero quesito è: “Perché”?

C’è chi adduce ragioni storiche, quale l’elevato numero di Ebrei nelle fila antifasciste (in particolare nel movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli, anch’essi Israeliti, figurano tra gli altri Sion Segrè, Mario Levi, Leone Ginzburg, Carlo Mussa Ivaldi, Barbara Allaso, Augusto Monti), chi ricorda come la promulgazione del “manifesto” avvenga un anno dopo la visita del Duce in Germania e a poca distanza dalla visita di Hitler in Italia, in un contesto che ha visto – dopo la vicenda delle “inique sanzioni“ e la collaborazione italo-tedesca alla vittoria di Franco in Spagna – un forte riavvicinamento dei due dittatori dopo una fase di diffidenza reciproca culminata con l’uccisione del “filo-fascista” cancelliere austriaco Dollfuss. C’è chi rispolvera uno scritto – tutto sommato abbastanza “innocuo” – del 1919 in cui il futuro Duce si domanda se la Rivoluzione russa non sia stata “la vendetta dell'ebraismo contro il cristianesimo, visto che l'ottanta per cento dei dirigenti dei Soviet sono ebrei... La finanza dei popoli è in mano agli ebrei, e chi possiede le casseforti dei popoli dirige la loro politica” e c’è chi va cercando nei meandri della psicologia le ragioni di una improvvisa e misteriosa sudditanza ideologica di Mussolini nei confronti del suo epigono tedesco (il Duce avrebbe percepito in occasione della visita in Germania la “presa” ben altrimenti profonda del nazionalsocialismo sul popolo tedesco e si sarebbe illuso di ottenere in Italia la medesima fanatica adesione ricopiando pari pari i leitmotiv antisemiti)... C’è poi chi fin troppo generosamente sostiene che la tutto sommata blanda esecuzione delle leggi razziali in Italia non sia stata che un paravento per nascondere l’opera di reale difesa degli Ebrei attuata dal Regime (non me lo sto inventando: nel suo libro “Il razzismo in Europa”, a pag. 245, l’autorevole docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, George L. Mosse (ebreo) afferma “Il principale alleato della Germania, l’Italia fascista, sabotò la politica ebraica nazista nei territori sotto il suo controllo (…). Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio discriminare non perseguire. Tuttavia l’esercito italiano si spinse anche più in là, indubbiamente con il tacito consenso di Mussolini (…). Ovunque, nell’Europa occupata dai nazisti, le ambasciate italiane protessero gli ebrei in grado di chiedere la nazionalità italiana. Le deportazioni degli ebrei cominciarono solo dopo la caduta di Mussolini, quando i tedeschi occuparono l’Italia”.

Mah.... non posso nemmeno dire “ai posteri l’ardua sentenza” perché i posteri siamo noi.

Ad ogni modo, quali che siano stati i perché e i percome, la discriminazione razziale in Italia fortunatamente non ottenne risultati nemmeno lontanamente paragonabili a quanto accaduto in Germania e nelle nazioni occupate dai tedeschi. Antisemitismo e razzismo “biologico” semplicemente non attecchirono.


LA REPUBBLICA SOCIALE, IL DOPOGUERRA E IL RAZZISMO “SPIRITUALE”

Con la seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 e la conseguente caduta del Regime (che i “duri e puri” di allora imputarono immediatamente ad una improbabile “congiura giudeomassonica” operata dai collaboratori più stretti del Duce, anziché ad un tentativo maldestro e disperato di tirar fuori l’Italia dai pasticci salvaguardando le istituzioni e lo stesso Fascismo) le cose precipitano. I Tedeschi, non più frenati dalla loro condizione di alleati, danno subito il via alle prime retate ed uccisioni (a Merano 22 deportati nel settembre 1943, 50 uccisi sul Lago Maggiore nel mese successivo, oltre mille deportati a Roma sempre nel mese di ottobre di cui solo 17 faranno ritorno in Italia vivi). Tutto ciò prima ancora che il Governo della Repubblica Sociale Italiana proclami (punto 7 del Manifesto di Verona del 14 novembre 1943) che: “Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica”.

Ora, sebbene tale articolo costituisca a mio avviso una duplice infamia in quanto nello stesso periodo bellico cui l’articolo allude molti Italiani di origine israelita avevano combattuto nel Regio Esercito e addirittura alcuni ancora combattevano sotto le insegne della R.S.I., non posso non far osservare come già la locuzione “durante questa guerra” prefiguri un limite temporale, se non alla discriminazione, quantomeno al trattamento “da nemici” degli Ebrei. Il che, ancora una volta, denota un atteggiamento del Fascismo, anche quello “corrusco e disperato” della R.S.I, significativamente diverso dall’atteggiamento nazionalsocialista.

Comunque indubbiamente l’antisemitismo “blando” del Fascismo antecedente al 1943 subì una “correzione di rotta” che portò a numerosi casi di collaborazione con i Tedeschi nella ricerca e nell’arresto di cittadini Italiani di razza ebraica, anche se non mancarono casi in cui i rappresentanti delle autorità Fasciste continuarono a ritardare e sabotare le operazioni di consegna degli Ebrei ai Tedeschi, mettendo talvolta a rischio la propria vita.

Nel dopoguerra razzismo ed antisemitismo non compaiono affatto nei principi ispiratori del Movimento Sociale Italiano... au contraire... tant’è che anche una figura carismatica come quella di Julius Evola (autore, tra l’altro del “Mito del sangue” del 1937 e di “Sintesi di dottrina della Razza” del 1941) viene tenuta prudentemente da parte. E tuttavia l’influenza di Evola sui giovani militanti è enorme, in particolare per quanto riguarda la questione razziale. Il “razzismo” di Evola è profondamente diverso (e per certi versi opposto) al razzismo biologico che aveva dato vita al Manifesto del 1938. si tratta del cosiddetto“razzismo spirituale” che opera un distinguo tra razza biologica e “razza dello spirito”, quest’ultima intesa – cerco di sintetizzare – come somma di caratteristiche psichiche e culturali innate e non acquisite. La classica rappresentazione di una razza “dello spirito” è data, secondo Evola, proprio dal Giudaismo – che in sé riunisce in modo inscindibile razza, religione e cultura – cui si contrappone (o dovrebbe contrapporsi) la razza dello spirito “ariana”. Successivamente, sulla scia della mitizzazione del nazionalsocialismo e delle gesta belliche della Waffen SS da parte di molti giovani di destra, il razzismo ha ripreso il percorso “biologico” e ancora annovera numerosi adepti mentre altri hanno preferito risolvere la questione dando credito alle teorie negazioniste (o quanto meno “riduzioniste”) in merito allo sterminio di massa perpetrato dai nazisti.


LA NECESSITA’ DELLA COERENZA

Ora, a conclusione di questo sintetico quanto incompleto excursus in merito al razzismo vorrei esporre alcuni spunti di riflessione sui quali mi piacerebbe confrontarmi:

1) Se si presuppone che la semplice appartenenza ad una razza, sia essa biologica o dello spirito, sia tale da comportare necessariamente determinate caratteristiche comportamentali si sconfina nel determinismo più deteriore in quanto si finisce logicamente col negare il libero arbitrio e di conseguenza il principio di responsabilità dell’individuo circa il proprio agire.

2) Tale atteggiamento mentale, tipico di certa sinistra sempre pronta a rovesciare sulla “società” la responsabilità ultima delle malefatte dei singoli, non può che portare ad una forma di relativismo morale del tutto alieno dal modo di pensare della “Destra”.

3) Ne consegue che ogni forma di razzismo, come pure di discriminazione basata su altro che il comportamento dell’individuo, non appartiene né potrà mai appartenere al pensiero della Destra, né tanto meno alle forme d’azione politica che tale pensiero vorrà prendere.



Giovanni Bacci di Capaci


Alcuni link per chi volesse approfondire:

http://www.corrierecaraibi.com/FIRME_FGiannini_081211_Non-ce-maggior-sordo-di-chi-non-vuol-sentire.htm

http://www.romacivica.net/anpiroma/FASCISMO/fascismo18.htm

http://books.google.it/books?id=0drVL5CHqMsC&pg=PA231&lpg=PA231&dq=razzismo,+msi&source=web&ots=biHNAoC3fd&sig=pJNru-hBvb9nj4wmFhcx9Rl-BrU&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=5&ct=result#PPA243,M1

http://ricordare.wordpress.com/

http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=6399

domenica 25 gennaio 2009

Sbarramento Europeo


LO SBARRAMENTO FATELO A LAMPEDUSA, OH BRODI!

venerdì 23 gennaio 2009

Le divisioni del Papa e quelle de La Destra toscana


Si racconta che un simpatico buontempone (scusa Teodoro) giorgiano di nome Iossif Vissarionovitch Djougachvili, altrimenti noto come "Koba" o anche "Stalin" o ancora "il piccolo Padre dei Popoli" durante la conferenza di Yalta, a Roosvelt e Churchill che nel delineare il futuro della cattolica Polonia accennavano alla "potenza" del Pontefice, chiedesse sardonico "Il Papa? Quante divisioni ha?"...
La risposta dei due marpioni occidentali al loro asiatico sodàle non la conosco, non viene riportata nei testi di storia né in quelli di aneddotica (perlomeno quelli che conosco io)... ma immagino che dopo una garbata risatina abbiano accennato a forme di "potenza" non basate sulle divisioni annoverabili negli effettivi delle Forze Armate.
Ben diversa sarebbe stata la loro risposta se il soggetto della questione fosse stata la Toscana anziché il Papato.
In fatto di divisioni la Toscana non è seconda a nessuno... terra di Guelfi Bianchi contrapposti ai Guelfi Neri (i Ghibellini, poràcci, avendo perso, non hanno fatto in tempo a suddividersi in fazioni degne di menzione), terra di campanili in perpetua contrapposizione tra di loro, la Toscana pare incapace di formulare in modo unitario anche un solo pensiero: ho la quasi assoluta certezza che al termine del brevissimo periodo in cui Firenze si è paludata del manto purpureo di Capitale d'Italia, a Siena, Lucca, Pisa, Arezzo, Massa Carrara, Pistoia, Grosseto, Arezzo e Livorno si sia brindato... ciascuno per conto suo, naturalmente.
Tutto ciò per dire che mentre le esigue schiere del "popolo de La Destra" si accingono, domani 24 gennaio, a convergere in quel di Napoli per esibire la loro esìle ma unitaria muscolatura, la Toscana vi parteciperà sotto due diverse egide, irrimediabilmente contrapposte tra loro.
Eh si, perché nonostante la delicatezza del periodo dello "svezzamento" di un movimento politico che a fatica ha superato i due anni di vita e mentre i volenterosi tentano (anch'essi a fatica) di ricreare una COMUNITA', in Toscana già si combatte... ma mica contro l'avversario politico, mica contro la sinistra da sempre egemone, mica contro un Pidielle senz'anima né scrupoli, mica contro una Lega becera ed egoista, mica contro l'invasione islamica, mica contro il carovita, mica contro l'appiattimento culturale... eccetera eccetera... no, si combatte tra di noi, o meglio contro di noi. All'ultima riunione del Coordinamento Regionale risultavano assenti, non per inderogabili impegni ma per precisa scelta, circa la metà dei Coordinamenti Provinciali. Una specie di "dichiarazione di guerra" basata non su divergenze di ordine ideale (inopportune comunque in questo contesto, ma rispettabili) ma su questioni molto più terra a terra quali eventuali scranni in Regione et similia. Una cosa spregevole sotto ogni punto di vista. E, il che è anche peggio, stupida. Perché per esautorare un Coordinamento Regionale si deve poter contare almeno sulla metà più uno dei Coordinamenti Provinciali. Se così non è l'unico risultato che si può ottenere è una spaccatura inutile e dagli effetti devastanti. Ma evidentemente c'è chi, probabilmente più avvezzo al correntismo Aennino (in cui chi più tira la corda più ottiene) che allo spirito di comunità Missino (che riusciva a compattare in falange una realtà pur multiforme e variegata quale la nostra), di tutto questo se ne frega... Noi no.
Il nostro "Me ne frego" ha altri indirizzi.

Giovanni Bacci di Capaci

P.S. Non so quanti di noi "livornesi" saranno domani a Napoli... due? tre? quattro gatti?
Perché se a livello regionale le cose non carburano a livello provinciale non si va meglio: c'è chi giustamente mette l'enfasi sulle elezioni Europee, fondamentali per la sopravvivenza del Partito, e chi, altrettanto giustamente, ritiene prioritario l'obiettivo di trovare accordi in vista delle Amministrative... ma intanto ancora non siamo stati in grado di mettere in fila tre persone dietro uno straccio di banchino per raccogliere due firme: mancano i giovani, mancano i militanti. Eredità drammatica del correntismo aennino che ha seminato sale sulle rovine di quella splendida realtà che ebbe nome "Fronte della Gioventù". Due note positive, in conclusione... l'adesione di un paio di altre "belle teste" - anche se al momento, memori della battuta "deux intellectuels assis iront toujours moins loin qu'un con qui marche" (Michel Audiard - "Un taxi pour Tobrouk", splendido film di cui vi propongo un vecchio "prossimamente") penso sarebbero più utili braccia e gambe, e la nascita di un blog de La Destra a Piombino... come disse Caligola "siamo ancora vivi!"....

sabato 6 dicembre 2008

Quando gli eroi sono stanchi...

nella foto: statue in resina dell'artista messicano Javier Marin esposte a Pietrasanta

E' inutile negarlo: se è pur vero che le cose procedono in maniera molto diversa a seconda delle mutevoli realtà territoriali, in alcune zone (e Livorno probabilmente è tra queste) si percepisce tra i nostri non numerosissimi militanti un po' di affanno.
Affanno dovute a varie ragioni, più o meno nobili ma comunque reali e comunque meritevoli di attenzione. Vediamone qualcuna...

1) "La vecchiaia ha 19 inconvenienti, e con la goccia al naso fanno 20..."
Una certa stanchezza è probabilmente dovuta al fatto che gran parte dei nostri militanti è decisamente "over 40". Gente sicuramente "matura" e responsabile quindi, ma anche gravata di innumerevoli altre responsabilità ed impegni nell'ambito del lavoro e della vita privata. Per non parlare di quanti hanno raggiunto l'età della pensione e si ritrovano a fare i conti con una situazione economica estremamente penalizzante. I primi non hanno tempo e magari hanno pochi soldi, i secondi non hanno soldi e probabilmente hanno poco tempo. Per un Partito che ha bisogno dell'uno e degli altri è un bel guaio. Su questo aspetto torneremo dopo... per ora ciò che mi preme di mettere in luce è che, almeno nella nostra area geografica (ma da quanto ho visto al Congresso direi che siamo in buona compagnia), scarseggiano i "giovani"...
I motivi di tale latitanza sono sicuramente numerosi... alcuni ovvi, altri meno. Per esempio è abbastanza scontato che un partito di nuova formazione (e privo di sede o altri centri di aggregazione) non possa contare fin da subito su un'organizzazione giovanile già "aggregata" e quindi in grado di esprimere una vera comunità militante in grado di subentrare e sostituirsi a realtà preesistenti (Azione Giovani). Meno scontato ma sopratutto meno "gestibile" è il diffuso disinteresse per ogni tipo di attività politica da parte dei giovani della nostra area, a cominciare dagli stessi figli dei nostri iscritti (io stesso mi pongo il medesimo problema... di certo non vorrei che il mio ventunenne figliolone distogliesse tempo e concentrazione dagli sudi per dedicarlo all'attività politica, né mi sento di rimproverarlo se il rimanente tempo lo dedica a divertimento e sollazzi propri dell'età sua... e - last but not least - devo a malincuore ammettere che saperlo lontano da gazebi e volantinaggi mi fa stare più tranquillo, sapendo di cosa sono capaci i "tovarish" labrònici, non nuovi ad aggressioni e violenze).
Al momento devo quindi convenire che l'unica soluzione possibile di questo problema sia da ricercarsi nella collaborazione, in vista di future definitive convergenze, con realtà diverse ma sicuramente affini quali Fiamma Tricolore o CasaPound. Eventuali altri suggerimenti o idee al riguardo sono più che graditi...

2) "Senza lìlleri non si làllera..."
Anche questo è un problema rilevante e sentito. Già nel 500, il Condottiero Giangiacomo Trivulzio (di cui ricorreva ieri il 490° anniversario della morte) al re di Francia Luigi XII° che gli chiedeva quali fossero le cose più importanti da reperire prima di organizzare una campagna militare rispondeva: "Sire, tre cose: del denaro, del denaro e ancora del denaro"...
Noi non solo non ne disponiamo ma nemmeno s'intravvede la possibilità di reperirne. Niente denaro, niente sede (ergo niente centro di aggregazione), niente manifesti o volantini (ergo niente visibilità... vista quanta ce ne viene accordata a tutti i livelli dagli organi d'informazione), niente "mailing", niente - o comunque scarse - possibiltà di affrontare in modo organizzato le future campagne elettorali per europee ed amministrative.
Diciamo subito che è illusorio attendersi che alla risoluzione di tale problema possa contribuire - se non in minima parte... e anche lì è tutto da verificare - la Direzione Nazionale del Partito. Che non sta' molto meglio di noi. Diciamo anche che le possibilità di ottenere "sponsorizzazioni" sul territorio paiono quantomeno esigue... per solito gli "sponsores" richiedono qualcosa in cambio delle loro elargizioni e noi non solo non abbiamo nulla da offrire a livello "pratico", ma nemmeno vorremmo farlo se anche fossimo in grado, in quanto le Idee e i Valori che difendiamo non sono in alcun modo monetizzabili. In altre parole non siamo in vendita.
Probabilmente l'unica cosa che ci resta da fare sarebbe, a mio avviso, di tentare di avviare un piccolo "business" di nicchia e non contrastante con le finalità del Partito (... che sò, produzione e diffusione di CD musicali o di manifesti "alternativi" e simili) i cui utili andrebbero a finanziare l'attività politica. Inutile dire che eventuali suggestioni alternative (escludendo cortesemente rapimenti, rapine, espropri proletari, furti con scasso, spaccio di banconote false o di sostanze allucinogene diverse dalla summenzionata musica, e qualsiasi altra attività contraria alla morale e alla legge) sarebbero considerate una benedizione...

3) "Errare humanum est, sed perseverare diabolicum"
C'è infine un problema di fiducia derivante per molti di noi dalle deludenti esperienze passate... Giunti alla soglia della "terza età" (e in alcuni casi avendola opltrepassata) avendo trascorsa buona parte delle precedenti età a remare controcorrente con poche e punte prospettive di tangibile risultato politico, avendo poi - chi più chi meno - contribuito al successo elettorale di un Partito (Alleanza Nazionale) che una volta ultimata la propria "traversata del deserto" ha ritenuto opportuno snaturarsi e rinnegare la propria Storia al punto da costringerci a riprendere il cammino tra le desertiche dune, beh... dopo tutto ciò non è difficile mettersi nei panni di quanti, pur a malincuore, sono tentati dal "buen ritiro" sotto un palmizio.
Chi ci dice che al termine di questa nuova traversata del deserto ancor più disagevole e massacrante della precedente saremo ancora vivi?
Chi ci dice poi che, quand'anche ce la facessimo, una volta giunti alla fine della zona desertica non ci si becchi un'altra sonora pernacchia?
Non ce lo dice nessuno... possiamo solo fare affidamento sulle nostre modeste forze e sulla nostra volontà. E contare sull'integrità morale e sulla reale adesione ai nostri ideali degli uomini che abbiamo delegato a rappresentarci ai vertici del Partito. Io posso crederci per parte mia, ma non posso forzare nessuno a credere, a obbedire o a combattere.
Posso solo dire grazie a tutti i miei camerati ed amici, primo tra tutti il nostro Segretario Provinciale Massimo Batini, per quanto hanno fatto e per quanto ancora riterranno di voler (e poter) fare. Poi posso solo continuare a tirare avanti... e citare (perdonate il vezzo intellettuale) Victor Hugo:

« J'accepte l'âpre exil, n'eût-il ni fin ni terme,
Sans chercher à savoir et sans considérer
Si quelqu'un a plié qu'on aurait cru plus ferme,
Et si plusieurs s'en vont qui devraient demeurer.

Si l'on n'est plus que mille, eh bien, j'en suis ! Si même
Ils ne sont plus que cent, je brave encor Sylla ;
S'il en demeure dix, je serai le dixième ;
Et s'il n'en reste qu'un, je serais celui-là ! »


livre VII poésie XVII - Ultima verba (Jersey, 2 décembre 1852)

Giovanni Bacci di Capaci

Arnold Böcklin, Ulisse e Calipso, 1883

venerdì 5 dicembre 2008

Una cena per scambiarci gli auguri...

... auguri di Natale e per un nuovo anno che si annuncia alquanto travagliato...
e che intendiamo affrontare senza farci alcuna illusione ma anche senza cedere alla rassegnazione.
All'insegna del vecchio detto: "Mona chi ghe crede, boia chi molla..."
La cena dei militanti, iscritti e simpatizzanti de La Destra avrà luogo giovedì 11
alle 20 e 30 presso il Ristorante "Club 81" in Via Provinciale Pisana n° 637/b.

giovedì 4 dicembre 2008

Nostalgici sì, ma del FUTURO...





... E non solo... perché abbiamo nostalgia della PATRIA,
abbiamo nostalgia degli IDEALI,
abbiamo nostalgia dello STATO,
abbiamo nostalgia della STORIA,
abbiamo nostalgia della TRADIZIONE,
abbiamo nostalgia della POLITICA... quella SERIA.


... quindi chiamareci pure NOSTALGICI... non ci offenderemo.