martedì 14 aprile 2009

14 Aprile 2004: Fabrizio Quattrocchi... PRESENTE.


Facciamo parte di quel popolo che non dimentica.
Cinque anni fa l’Italia intera – tranne qualche incredibile campione dell’ultrasinistra – piangeva la tragedia di Fabrizio Quattrocchi. “Ti faccio vedere come muore un italiano”, risuonò nei nostri cuori, orgogliosi di un connazionale che non ebbe paura.
Su Facebook abbiamo trovato queste bellissime frasi in sua memoria: ve le riproponiamo.

Due ombre di lato, una buca nella roccia, le mani legate, un bavaglio sul viso, le ginocchia che toccano terra.
Chissà come avresti reagito tu in quella situazione. Chissà chi altri avrebbe trovato la forza e l’orgoglio necessari per non svenire, per rimanere lucido e trovare un senso ad un’esecuzione barbara, fanatica e senza senso.
Prova a chiedertelo. Prova a chiederti se avresti avuto il coraggio di aggrapparti ad un ideale, ad una bandiera, a un amore.
Fabrizio Quattrocchi, il ‘mercenario’ dipinto dai nemici della Patria c’è riuscito. E’ morto da eroe perché è così che muore chi crede sul serio in qualcosa. Chi saluta con la morte l’onore di una Patria perduta. Chi saluta con la morte negli occhi coperti la propria vita, insegnando alla forte e radicale civiltà islamica che anche un italiano può morire con dignità e coraggio
.

Grazie Fabrizio, grazie perchè il tuo gesto, quella frase bellissima ha colmato il vuoto di decenni di stupidaggini ideologiche, di becera politica, di ruberie e oligarchie. La tua morte ci ha ribadito come deve essere un italiano, quali sono i giusti valori da portare nel cuore e con cui lottare fianco a fianco.
Chi ti ha denigrato e sbeffeggiato è la stessa carogna che giustiziava i gloriosi combattenti dell’Onore e della Fedeltà con la ferocia e la viltà di chi voleva svendere la propria terra agli invasori. Oggi come allora bisogna vivere e morire con la Patria nel cuore, con quel sogno immenso che è la conservazione e lo sviluppo infinito di valori eterni che illuminarono i nostri cieli di albe gloriose. Oggi come allora possiamo affacciarci sereni ed orgogliosi dinanzi al nostro plotone d’esecuzione, con la gioia di chi ha compreso la giustezza e lo splendore di un’Idea antica e immortale.
Possiamo sorridere dentro gli occhi dei nostri carnefici con un solo rimpianto, quello di aver fatto troppo poco per la Nostra Terra e salutare la nostra morte con un profondo, dignitoso, irriverente: ‘Viva l’Italia!’

(Francesco Storace)

Per me Fabrizio Quattrocchi è un eroe. Lo è perché quella frase lui l’ha detta mentre era legato e bendato. Neanche poteva sapere che lo stavano filmando: non l’ha detta “ai posteri” o “al pubblico” ma ai suoi carnefici. Che poi fosse un “mercenario” (che peraltro a me stanno simpatici) o meno mi pare del tutto secondario… in ogni caso era uno che “viveva pericolosamente”.

E che ha saputo morire.


Aggiungo che se questa Italia merita ancora che si faccia qualcosa per lei, è solo perché ancora è in grado di partorire dei Quattrocchi.


Fabrizio Quattrocchi… PRESENTE nel mio ricordo.


Giovanni Bacci di Capaci

mercoledì 8 aprile 2009

Turchi in Europa? Per fortuna che Silvio c'è...

Benjamin Constant: Ingresso di Maometto II° a Costantinopoli (1876)

Egregio Presidente del Consiglio,
Non voglio disturbarla più di tanto vista la gravità della situazione in Abruzzo, cui è bene che ella dedichi ogni sua energia. Tuttavia le sua recente presa di posizione a sostegno della tesi espressa da Barack Obama a favore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea mi sembra quanto meno discutibile. E visto che a breve ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, alle quali mi presento come candidato con La Destra in un goffo tentativo di contribuire a superare la fatidica soglia del 4% da lei imposta, ritengo sia non solo mio diritto ma anche mio dovere spiegarle i motivi del mio dissenso.
Vede, egregio Presidente, a differenza degli Stati Uniti noi Europei abbiamo una Storia che risale a parecchio tempo fa. E ci è difficile dimenticare che quel piedino che l'impero ottomano ha piazzato oltre la soglia dell'Europa si è posato con qualche violenza su una città di nome Costantinopoli. La cui popolazione, dall'Imperatore Costantino XI° Paleologo al più tenero neonato, venne trucidata o ridotta in schiavitù... correva l'anno 1453 e l'America restava ancora da scoprire. La porta della basilica di Santa Sofia venne sventrata a colpi d'ascia e i preti intenti a dir messa sgozzati sull'altare. Un bagno di sangue.
Roba di tanto tempo fa, certo, che per fortuna e grazie al valore dei difensori agli ordini del tedesco Niklas Salm non si ripetè a Vienna nel 1529. Idem nel 1683, qando la capitale austriaca venne salvata dal polacco Jan III° Sobieski col contributo del "franco-austro-italiano" Eugenio di Savoia (che poi nel 1697 a Zenta sventò un nuovo tentativo di avanzata su Vienna)... Senza dimenticare l'apporto dell'albanese Giorgio Castriota Scanderberg (detto "l'atleta di Cristo") e del rumeno Vlad III° di Valacchia (detto anche Vlad Tepes o Vlad Dracùl) che respinsero innumerevoli volte gli esrciti turchi nel XVesimo secolo. Come vede, Signor Presidente, l'Europa non è nata ieri.
Lei invoca l'amicizia con la Turchia in nome di una sua personale amicizia con Erdogan (non è il caso di affrontare il discorso sulle sue discutibili amicizie personali che spaziano da Putin a Bush e da Gheddafi all'eroico stalliere Mangano) ma anche in tempi più recenti i rapporti coi turchi non sono stati dei migliori... dalla guerra di Crimea (remember Lamarmora?) alla guerra italo turca del 1911 (quella che ci valse la Libia, allora possedimento turco, cui grazie a lei ora paghiamo 5 miliardi di dollari di "risarcimento danni") senza scordare la prima guerra mondiale.
Ometto, per questioni di buon gusto la vicenda del massacro di oltre 1 milione di Armeni di religione cristiana ad opera del governo ottomano tra il 1915 e il 1916.
Lei forse penserà che sia "roba vecchia", ma cosa siamo noi se non il nostro passato? Capisco che un tale argomento possa parere futile a un uomo come lei, che in nome del profitto e per mezzo delle sue televisioni commerciali non ha esitato ad avvilire e distruggere il "gusto italiano", fiorito attraverso i secoli grazie alla bellezza della nostra terra, alla lungimiranza dei mecenati e al genio dei nostri artisti ed architetti... e primo motore, non dimentichiamolo, di un "made in Italy" di cui non restano ormai che pietose vestigia.
Ma anche se ci limitiamo a guardare il presente (il futuro sarà comunque diverso da quanto ci aspettiamo...) mi vuol cortesemente spiegare quale interesse ci sia per noi ad accogliere la Turchia tra gli Stati europei? Vede, Signor Presidente, io posso anche digerire che insieme con l'Europa noi ci si debba anche far carico dei problemi legati all'indipendentismo corso, basco o catalano, alle questioni irlandesi o a quelle, a noi più vicine, del Tirolo... ma i Curdi cosa hanno a che fare con l'Europa? E non vi è da dubitare che nel malaugurato caso la tesi Obamiana dovesse prevalere, e in virtù dei noti accordi di Schengen, le nostre città e le nostre campagne si troverebbero ad accogliere, oltre a Rumeni ed Albanesi, Turchi e Curdi... con buona pace della pace. Altro sarebbe se il Parlamento europeo accogliesse la nostra proposta (che intendo sostenere con le unghie e coi denti) di distinguere l'appartenenza alla Comunità (per cui il trattato di Schengen ha valore) da un'area economica dell'Euro, cui non solo la Turchia ma anche il Botswana o la Papuasia potrebbero in tutta tranquillità ipoteticamente aderire.
In definitiva Signor Presidente credo di doverla ringraziare: qualora già non ne avessi, i suoi interventi mi forniscono nuove motivazioni per affrontare l'onere di un impegno elettorale che probabilmente trascende le mie forze, ma non la mia volontà. Per fortuna che Silvio c'è.

Giovanni Bacci di Capaci
candidato al Parlamento Europeo

lunedì 6 aprile 2009

Tragedia in Abruzzo


L'impulso sarebbe di preparare tutto l'occorrente, dalla tenda al fornello agli scarponi e salire in macchina. E invece il Dipartimento della Protezione Civile raccomanda di:

- non mettersi in viaggio verso i luoghi colpiti dal terremoto,

- limitare al massimo l’uso del telefono,

per agevolare tutte le operazioni di soccorso e lasciare libere le linee agli operatori, evitando sovraccarichi di rete.

http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?cms_pk=15387&dir_pk=187

Per donazioni di sangue di cui c' è immediato bisogno (soprattutto Gruppo 0 Rh negativo) potete trovare istruzioni su:

http://www.avis.it

http://www.avis.it/toscana

In Provincia di Livorno le sedi AVIS sono:


Avis Zonale Bassa Val di Cecina




Piazza Alessandrini, 13 - Cecina (Li) 57013 Rosignano

Tel 0586/683654 - Fax 0586/683654


Avis Zonale Elba




c/o Comunale Portoferraio - Via delle Galeazze, 3 57037 Portoferraio

Tel 0565/916539 - Fax 0565/945229


Avis Zonale Livorno




c/o Avis Comunale Livorno - Viale Carducci 16 57124 Livorno

Tel 0586/444111 - Fax 0586/422701


Avis Comunale Livorno




Viale Carducci, 16 57124 Livorno

Tel 0586/444111 - Fax 0586/422701


Avis Zonale Val di Cornia




c/o Comunale Piombino - Via della Repubblica, 48 57025 Piombino

Tel 0565/222751 - Fax 0565/222751


Avis Comunale Campiglia Marittima




Via Dell'Unità, 25 - Venturina 57029 Venturina
Tel 0565/852123


Avis Comunale Cecina





Piazza Alessandrini, 13 57023 Cecina

Tel 0586/683654 - Fax 0586/683654


Avis Comunale Marciana Marina




c/o PP.AA. - loc. La Soda 57033 Marciana Marina

Tel 0565/996867 - Fax 0565/996867




Avis Intercomunale Collesalvetti




Via Umberto I, 19 57014 Collesalvetti

Tel 0586/966265 - Fax 0586/966265


Avis Comunale Piombino




Via della Repubblica, 48 57025 Piombino
Tel 0565/222751 - Fax 0565/261787


Avis Comunale Porto Azzurro




Piazza Matteotti, 10 57036 Porto Azzurro

Tel 0565/958094 - Fax 0565/921095


Avis Comunale Portoferraio




Via delle Galeazze, 3 57037 Portoferraio

Tel 0565/916539 - Fax 0565/945229


Avis Comunale Rosignano Marittimo




Via della Repubblica, 88/a 57013 Rosignano Solvay

Tel 0586/792850 - Fax 0586/792850


Avis Comunale San Vincenzo




c/o A.S.L. - Piazza Papa Giovanni XXIII 57027 San Vincenzo

Tel 0565/704008 - Fax 0565/704008


Avis Comunale Suvereto




Piazza Gramsci, 4 57028 Suvereto

Tel 335/6238391

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzarei seguenti sistemi:
- Conto Corrente Bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

E’ anche possibile versare un aiuto sul C/C intestato a MEDIAFRIENDS con casuale EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO
IBAN: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387

mercoledì 1 aprile 2009

31.03.2009 Parola d'ordine: "MANDIAMOLI A CASA!"


Da: Il Corriere di Livorno del 01.04.2009:
"IDENTITA' E TERRITORIO: Il candidato sindaco Patrizio Rossi ha presentato ieri il suo programma elettorale

di Antonio Papini

LIVORNO - Patrizio Rossi, si candida a sindaco e presenta alla Circoscrizione 3, davanti ad una cinquantina di persone, il programma della sua lista civica, "Identità e Territorio". Prima di lui prendono la parola l'avvocato Massimo Batini, Nicola Bizzi, Maurizio Poli e l'avvocato Lepori, colui che proverà a trovare le firme per candidarsi a Collesalvetti. Poi la parola viene data all'avvocato Rossi che dopo una breve analisi su Livorno, inizia a tracciare il programma della sua lista. Identità e territorio, dice Rossi sono due semplici parole che però racchiudono tutta una serie di problemi nei quali la città è stata sommersa da cinquant'anni di amministrazione di sinistra. Se il negare l'appoggio a Cosimi o a Lamberti sembrava scontato fin da subito, certamente, non lo era in caso di ballottaggio nei confronti di Taradash. Fughiamo da subito ogni dubbio. Rossi e amici non daranno il loro sostegno a nessuno, non tanto perché hanno qualcosa contro il candidato del centrodestra, quanto perché, casomai, hanno problemi a trovare punti di convergenza con coloro con cui Taradash o "Cannito, altra persona rispettabilissima" si sono alleati. Nessuno viene risparmiato in una Livorno, a suo dire, lobbista. Lo scandalo della Porto 2000 ne è la riprova. Tutti collusi, secondo Rossi, sia a destra che a sinistra (salvo rarissime eccezioni). Come si può, quindi, pensare in un clima come questo, che un'opposizione possa essere forte e soprattutto autonoma, se non è libera e senza legami? Poi illustra il programma della lista civica "Identità e Territorio". Pochi punti ma significativi: sicurezza, ma no alle ronde fatte dai cittadini. Una sicurezza allargata, che va da un maggior controllo della città a quello sugli alimenti che arrivano sulle nostre tavole. Maggior igiene e pulizia nella città, abolizione delle consulenze esterne per gli enti pubblici, priorità a chi ha veramente bisogno, a chi non riesce a sostenere la propria famiglia fino a fine mese, il rilancio del porto, la riapertura del centro alle macchine e un'attenzione particolare ai familiari delle forze armate di stanza a Livorno. Poi la parola viene ceduta a Mario Maggiolo, un non politico, ma un affermato avvocato. Nella sua carriera conta più di 7 mila clienti che ha difeso in processi penali. A suo avviso un background di tutto valore che potrebbe portare alla lista civica anche voti inaspettati di chi, da sempre, ha votato a sinistra."


Mi scuso con le altre testate giornalistiche intervenute, ma il Corriere di Livorno è l'unica dal cui sito mi sia riuscito (per ora) di scaricare un articolo relativo alla presentazione della Lista "Identità e Territorio" cui fanno riferimento a Livorno e in provincia La Destra, Fiamma Tricolore, Partito della Terra e Nuova Destra Sociale.

All'articolo vorrei aggiungere tre considerazioni personali:
1) La presentazione della lista ha richiamato un pubblico numeroso malgrado l'orario sfavorevole, segno che vi è una sentita e diffusa "richiesta di Destra", che la recente "sciolta" (termine che, nel caso specifico, mi pare più appropriato di "scioglimento") di Aenne ha ulteriormente acuito.
2) Tra tale pubblico non mancavano amici di vecchia data. Tuttavia ne mancavano alcuni che hanno preso parte al Congresso de La Destra del novembre scorso e che fino a pochissimo tempo fa intervenivano persino alle riunioni del Direttivo Provinciale. Che queste persone abbiano ritenuto giusto o opportuno "mollare" mi dispiace (ma posso capirlo)... se invece venisse fuori che sono furtivamente emigrati sotto altre bandiere mi dispiacerebbe ancor più. Ma per loro.
3) Non solo il pubblico mi ha gradevolmente sorpreso per l'attenzione e l'interesse con cui ha seguito i vari interventi, ma questi stessi interventi (mi riferisco in particolare a quelli di persone che ancora non avevo mai sentito parlare in pubblico, come il candidato Sindaco di Livorno Patrizio Rossi, il Segretario Provinciale di Fiamma Tricolore Maurizio Poli, il Vicesegretario Nazionale di Nuova Destra Sociale Nicola Bizzi e l'avvocato Mario Maggiolo, candidato al Consiglio comunale di Livorno) sono stati di una linearità e di una limpidità esemplari. Retorica zero, concretezza tanta... ma da cui traspariva una adesione perfetta a quei valori eterni ed irrinunciabili che appartengono ora e sempre al nostro modo di essere "La Destra".
Credetemi: sono felice che esistano persone così ed onorato di poter affrontare questa battaglia al loro fianco.
Giovanni Bacci di Capaci

sabato 14 marzo 2009

Nel "mare magno" del Pidielle si spegne una fiammella... ma qualcosa BRUCIA ANCORA.



E così Alleanza Nazionale si liquefa nel Pidielle... venendo meno a tutti gli impegni presi durante gli anni con i propri sostenitori e militanti, dimentico o addirittura vergognoso delle proprie radici ideali e storiche, ormai convertito all’ideologia dominante liberal-liberista (variamente condita di quel pizzico di democristianeria necessaria per un furtivo ingresso nel Partito Popolare Europeo) il partito di Gianfranco Fini si avvia verso l’ineluttabile assorbimento nel feudo politico Berlusconiano, “restiling” più o meno riuscito di Forza Italia. Il tristissimo spettacolo offerto dai vertici di quello che fu (e avrebbe dovuto restare!) un Movimento teso a rappresentare tutti gli Italiani in nome di una comune identità, derivante da una cultura e una memoria storica accettate e condivise, non può lasciare indifferente chi milita a Destra.

Fa uno strano effetto vedere assegnare ad un rappresentante ‘storico’ dell’ala più nostalgica dell’ex-MSI qual è Marcella Amadio l’incarico di seppellire alla chetichella le ultime tracce di quella Terza Via, alternativa sia al socialismo che al liberal-capitalismo, che rappresentava uno dei punti irrinunciabili della Destra Italiana e di cui la crisi in atto ribadisce l’attualità. Un effetto un po’ triste, che la consapevolezza di essere rimasti quasi soli a rappresentare i Valori e quei Principi della Destra non attutisce affatto. Anzi.

Solo una memoria condivisa, equa nel giudizio sul passato e rispettosa delle convinzioni e degli ideali di ciascuno, potrà ridare forza a quel senso di identità che è alla base di ogni Comunità. Il riscoprirsi “antifascisti” con oltre sessant’anni di distacco dai primi non va in questa direzione, al contrario. Noi crediamo che, in una fase storica e politica che vede l’identità italiana a rischio di cancellazione a causa della triplice aggressione proveniente da un fenomeno migratorio fuori controllo, da un globalismo economico fortemente penalizzante e da una continua sottrazione di sovranità operata dagli burocrati asserviti al sistema bancario europeo, ora come non mai sia necessario difendere identità nazionale e sovranità popolare. Senza di esse non c’è coesione sociale né senso di appartenenza ad una Comunità... in definitiva non c’è neanche uno Stato.

Il fatto di essere meno numerosi ad essere disposti a schierarci in difesa di quest’ultimo baluardo non ci fa piacere, ma se non altro rende palpabile la necessità e l’urgenza di sostenere La Destra.


Massimo Batini--------------------------------- Giovanni Bacci di Capaci


venerdì 13 febbraio 2009

13 febbraio 1945: il Calvario di Dresda

Nella notte tra il 13 e il 14 febbraio la RAF scaricò su Dresda oltre 2600 tonnellate di bombe, la metà circa delle quali incendiarie. Il 14 furono i B17 statunitensi a completare la distruzione della città con 3900 tonnellate di bombe incendiarie ed esplosive. La "Firenze del Nord", costruita in gran parte in legno, bruciò con tutto ciò che conteneva. Lo spostamento di aria calda verso l'alto, e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, crearono un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme. Delle 28.410 case del centro di Dresda, 24.866 furono distrutte. Un'area di 15 chilometri quadrati fu rasa al suolo (includeva 14.000 case, 72 scuole, 22 ospedali, 19 chiese, 5 teatri, 50 edifici bancari e assicurativi, 31 magazzini, 31 alberghi, 62 edifici amministrativi, industrie, e altre costruzioni). Dei 222.000 appartamenti della città, 75.000 furono completamente distrutti, 11.000 gravemente danneggiati, 7.000 danneggiati, 81.000 leggermente danneggiati.

Il numero delle vittime non è mai stato stabilito ufficialmente, anche perché la popolazione di Dresda (642.000 abitanti) si era "arricchita" di circa 200.000 profughi... le congetture vanno dai 30.000 ai 135.000 morti ma i cadaveri ritrovati non superano le 25.000 unità. Si presume che gli altri siano stati consumati dalle fiamme... L'equipaggio di un bombardiere americano tornato nelle ore successive al bombardamento, vide arrivare a 8 mila metri travi di legno e ogni tipo di materiale, sollevato da una forte corrente ascensionale.

L'Adagio in sol minore, noto anche come Adagio di Albinoni, è una celebre composizione musicale scritta nel 1945 da Remo Giazotto sulla base di una serie di frammenti a opera di Tomaso Albinoni. I frammenti furono ritrovati tra le macerie della Libreria di Stato di Dresda, dopo il bombardamento della città.

il video è disponibile anche su youtube http://www.youtube.com/watch?v=0g-xt7ZMEGQ

(suite)

mercoledì 11 febbraio 2009

Lettera aperta ad un compagno...

Caro compagno...
Un post tutto per te... in qualche modo te lo dovevo da sempre.
Lo so che odi i "fasci" e che siccome per te io sono un "fascio", ti tocca pure odiarmi. E tuttavia io non riesco ad odiare te... odio alcune tue caratteristiche e pressoché tutti i tuoi comportamenti. Odio il tuo modo sistematico di leggere il passato e il presente con quelle stesse lenti deformanti che il vecchio Carletto Marx aveva progettato per leggere il futuro. Te non ti odio. Anzi, per certi versi mi stai pure simpatico... certo non quando aggredisci i "nostri" ragazzi, non quando alzi barriere invalicabili di odio e di incomunicabilità, non quando "sali in cattedra" forte delle tue convinzioni e per nulla curioso di verificare se in realtà esse possano essere scalfite. No, mi sei simpatico quando ti infervori per il proletariato, per i salari dei lavoratori, per i meno abbienti... voli basso, ma voli.
Ci credi. A miei occhi è un ideale di merda, ma hai pur sempre un ideale. E questo già ti fa onore, visto il mondo che ci circonda.
E non hai nemmeno colpa se il tuo sguardo, fisso verso il basso alla "struttura economica" della tua realtà non riesce ad inquadrare le mie ragioni e il mio ideale che si perde nelle nebbie di ciò che tu chiami "sovrastrutture"... cultura, bellezza, religione, arte: tutto ciò che di più alto vi è nell'uomo.
Ma tu ti aspetti che io ti spieghi perché do' del fascismo una valutazione positiva e ti vedo diffidente perché non credi possibile che un essere apparentemente raziocinante e dall'aspetto umanoide possa addurre delle ragioni per giustificare una simile mostruosità.

E allora ti spiego: vedi, come prima cosa devo fissare alcuni postulati... che ovviamente sono contestabili, ma che mi occorrono per il successivo ragionamento.

1) Circa il "progresso" del mondo sono abbastanza scettico, però credo nel progresso individuale... credo che un individuo possa migliorare se stesso incessantemente. Ovviamente tale possibilità può essere ostacolata o favorita da molteplici fattori, alcuni propri all'individuo stesso e altri "esterni", ambientali se vuoi. Uno di questi ultimi è lo Stato che tra i suoi compiti ha anche quello di favorire questo processo individuale in ogni cittadino. È da ciò che principalmente derivo una valutazione positiva o negativa di uno Stato. Ora non interrompermi subito protestando che lo Stato fascista è quanto di peggio esista per un progresso della persona. Ne parliamo dopo.

2) Quando le "masse", oppresse, sfruttate e risentite fanno irruzione nella Storia e si impadroniscono del palcoscenico politico, lo fanno solitamente con terrificante violenza. Le grandi Rivoluzioni purtroppo si accompagnano in genere a spaventosi massacri.

Partiamo da questo secondo punto. La mia tesi è che il fascismo stemperò il fenomeno, contrastando brutalmente le prime violenze e ricondusse le "masse" italiane in un alveo in cui la "rivoluzione proletaria", trasformandosi in "rivoluzione fascista", perse gran parte della sua carica distruttiva e nondimeno portò a grandi riforme sociali (basta pensare alla Carta del Lavoro e alle numerose istituzioni a favore della maternità, dell'infanzia, della sicurezza sul lavoro) e ad effettivi miglioramenti delle condizioni di vita. Mi dirai che ciò venne pagato con la perdita delle libertà individuali, il che è vero... tuttavia sarebbe abbastanza risibile affermare che tali libertà fossero effettive nella società prefascista se non limitatamente ad alcuni strati della società. Peraltro anche la nascita dell'Unione Sovietica si accompagnò alla perdita delle libertà individuali, e in maniera ben più drastica che in Italia. Evidentemente nel contesto storico del tempo la libertà individuale non veniva dai più tenuta nella stessa considerazione di oggi.
L'uso della violenza e la repressione dell'opposizione caratterizzarono sì il fascismo, ma non solo il fascismo. Che peraltro, una volta conquistato il potere, consentì la circolazione al suo stesso interno anche a forme di dissenso più o meno larvato. Noterai che nulla del genere si riscontra nella Germania hitleriana, nell'Unione Sovietica o nella Cina di Mao Zedong. Quanto alla repressione e alla violenza siamo ben lontani dai numeri della Rivoluzione francese (circa 1 milione di morti guerre napoleoniche escluse) o dal numero ancora imprecisato ma elevatissimo delle vittime della Rivoluzione russa e cinese. Anche le condanne alla pena capitale, dopo il ripristino della pena di morte, furono relativamente poco numerose (circa 160, se non sbaglio e per lo più comminate per delitti comuni) tanto più che ne vennero eseguite circa un terzo.
Mi farai a questo punto osservare che il fascismo esportò violenza e sopraffazione all'estero, con guerre di conquista e repressione delle rivolte coloniali (nota che ciò avviene storicamente in concomitanza con ogni rivoluzione), e non posso negarlo... ma ancora una volta se si "contestualizza" il fenomeno riferendolo alle politiche coloniali allora in auge anche presso Stati democratici (Gran Bretagna, Francia, Belgio...), non si può non osservare che l'Italia fascista, a differenza dei democratici modelli, avviò politiche non di sfruttamento ma di sviluppo dei territori annessi, dotandoli di scuole, ospedali, canali, dighe, strade e infrastrutture portuali.
Dal punto di vista economico, a voi compagni tanto caro, ricorderò che il fascismo riuscì in modo egregio a scongiurare gli effetti del crollo dei mercati del 1929... peraltro già nel 1924 il Bilancio dello Stato era stato portato in pareggio... cose che a dirle adesso sembrano appartenere alla sfera del fantastico.
Non affronto in questa sede la questione (che reputo una autentica aberrazione) della discriminazione razziale perché l'ho già fatto nel post del 27 gennaio. Se vuoi, vai pure a dare un'occhiata... sei mio ospite.
L'altro aspetto negativo del fascismo è quello della guerra. Se guerra si fa si deve cercare di vincerla e si deve anche mettersi in condizioni di farlo. L'Italia non era pronta e il Duce non poteva ignorarlo: circondato da cortigiani e yes-men (il tallone d'Achille di ogni regime autoritario), si illuse circa la durata e l'estensione del conflitto e decise di bluffare. Andò male sia a lui che a noi, e gran parte delle opere positive del fascismo scomparve tra le macerie.
Ma le vittime più illustri furono l'orgoglio nazionale, il senso di comunità e la fiducia nello Stato... cioè proprio quanto di meglio il fascismo veicolava.
Guarda, quasi quasi dovrei essere io, non te, a condannare irrimediabilmente il fascismo, in quanto il suo fallimento ha compromesso proprio quei valori che orgogliosamente rivendico. E invece lo assolvo, perché il suo tentativo di "fare gli Italiani" fu sì grezzo e ruvido come l'orbace, ma anche sincero e profondamente autarchico.
E perché in quel periodo che va dal 1922 fino al 1938 gli Italiani (credo... io non c'ero) si sentirono insieme individui e parte di una comunità, guardarono al futuro con fiducia e relativa sicurezza... insomma, per tornare al mio primo postulato, il fascismo svolse attraverso lo Stato il suo compito in maniera più che dignitosa.
Ti vedo già scuotere la testa e abbassare lo sguardo verso le tue certezze terra a terra. Non c'è problema, compagno... soprattutto non c'è fretta. Quando capirai che distruggendo le "sovrastrutture", cancellando le differenze, abattendo ogni barriera altro non avrai fatto che spalancare le porte ad un meraviglioso mondo fatto non di fratelli ed "amici del genere umano", ma di produttori e di consumatori, allora ti renderai conto che
forse non ho detto solo cazzate. Nel frattempo stammi bene, e se proprio devi versare il tuo obolo alla tua fede, scegli almeno i sacerdoti che ancora ci credono.

Giovanni Bacci di Capaci

P.S. Se ti interessa un elenco sintetico delle Opere che vennero realizzate durante il "bieco Ventennio" ti consiglio il seguente link... è un file pdf e il mio vecchio catorcio ci mette un po' a scaricarlo, però ti garantisco che ne vale la pena...